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I bambini e la tristezza

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8 Mar

I bambini e la tristezza

Bambini tristi

L’infanzia è spesso associata, idealmente, al periodo più bello e spensierato della vita. È difficile accomunare il concetto di infanzia a quello della tristezza, ma non è raro, invece, che un bambino possa sentirsi triste.

La tristezza è una tra le emozioni primarie (insieme a gioia, rabbia, paura, disgusto, sorpresa e noia) e, come tale, è importante che ogni persona, inclusi i bambini, possa sperimentarla

Ma qualcosa ci fa credere che la malinconia -accade anche per la rabbia e la paura– debba essere sconfitta. Inconsciamente giudichiamo alcune emozioni come “negative” e ci augureremmo che i bambini, come noi, provassero questo tipo di sensazione il più brevemente possibile.

Gli psicologi, però, rimarcano l’importanza della sperimentazione dell’intera gamma delle emozioni, e attribuisco ad ognuna di esse un compito fondamentale per la crescita del bambino.

Vedere un bambino triste crea nell’adulto sofferenza e la volontà di risolvere tale stato d’animo

È assolutamente lecito che un bambino si senta triste o nostalgico ed è altrettanto lecito che sia libero di sperimentare questa emozione. L’atteggiamento dell’adulto, però, è quello di porvi fine, alleggerendo lo stato d’animo, cercando di far sorridere il bambino, o sminuendo la sua tristezza.

La tristezza, la malinconia, la nostalgia non devono essere rimosse, perché diventerebbero emozioni represse e di certo non risolte. Ciò che si può fare è offrire al bambino gli strumenti per gestirle.

Il primo passo, dunque è accettare la tristezza.

Come? Innanzitutto permettendo al bambino di esprimerla, anche con un pianto disperato, senza farlo sentire colpevole o responsabile di far sentire tristi anche noi.

La tristezza nei bambini può avere varie forme di espressione

Può essere espressa attraverso il pianto, il silenzio o l’isolamento, ma anche attraverso una forte manifestazione di rabbia, che spesso viene provocata dall’aver represso la tristezza stessa. A volte anche l’iperattività può nascondere uno stato emotivo di tristezza: fare tanto e non fermarsi permette al bambino di non sentirsi triste. Anche non voler dormire può essere sintomo di un malessere nel bambino.

È sempre opportuno indagare, prima di tutto tentando di chiedere direttamente al bambino come si sente, o quale sia il motivo di un suo comportamento inusuale. Il bambino potrebbe risponderci, o chiudersi in se stesso. Quello che percepisce chiaramente è, in ogni caso, il nostro interesse verso di lui.

Parlare di tristezza, spiegare che si tratta di un’emozione comune che tutti proviamo, che dura un po’ e poi se ne va, aiuta il bambino a contenerla, ad accettarla e a viverla con più leggerezza.

Non mettiamogli fretta, non sminuiamo il suo stato d’animo, non scherziamoci su, tantomeno evitiamo di farci scherno di lui. Sembrano suggerimenti ovvi, lo so, ma credetemi: non lo sono.

Alcuni bambini sono più sensibili: percepiscono in maniera più forte alcuni stimoli e ne risentono di più. Questi bambini vanno accettati per come sono e vanno guidati nella gestione delle loro emozioni e aiutati ad assumere un maggior controllo delle loro reazioni. È altresì utile evitare troppe stimolazioni durante la giornata.

I bambini e la tristezza

Bambini tristi

Un ultimo suggerimento è quello di non nascondere le vostre emozioni “negative”: insegnamo ai bambini che tutte le emozioni sono indispensabili, mostriamoci autentici e creeremo con loro un legame più stretto.


Sicuramente conoscete il film della Disney “Inside out”, che spiega molto bene l’importanza e l’utilità della tristezza. Guardatelo assieme e commentatelo, prendendo spunto, magari, per raccontarvi qualche episodio che vi ha resi tristi.


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2 Comments:

  • Maja Haaning
    28 Luglio 2020 at 8:44

    Dopo il grandissimo successo del nostro articolo sui pupazzi mangia-paura, abbiamo capito che c’erano tanti bambini (e genitori) bisognosi del loro mostro da compagnia. Cosi, abbiamo attraversato i deserti, scalato le montagne piu impervie e attraversato gli oceani alla ricerca di chi produce queste creature. Poi abbiamo scoperto che non abitava troppo lontano da casa! E l’abbiamo intervistato, anzi intervistata, per voi! Siamo lieti di presentarvi Roberta Cibeu, proprietaria di Mostri113, il laboratorio artigianale che sforna i pupazzi mangia-paura.

    • madmin
      5 Settembre 2021 at 16:17

      Che bello sapere che c’è chi si mette in viaggio per conoscermi. Io vorrei conoscervi proprio tutti ❤️

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